SuperLega: Il Golpe dei ricchi, la morte del calcio

SuperLega: Il Golpe dei ricchi, la morte del calcio

Ho accettato la domenica spalmata su tutta la settimana. Il calcio spezzatino che tanto piace a chi vuole vedere tutti i giorni una partita.

Ho accettato di pagare 100 euro per un biglietto allo stadio. La tessera del tifoso, l’abbonamento valido solo per il campionato.

Ho accettato di non poter cantar cori, appendere striscioni. Il politicamente corretto ha stroncato lo sfottò negli stadi.

Ho accettato la tecnologia. Il Var, che annulla l’imperfezione e mi fa esultare con 5 minuti di ritardo un gol. Le telecamere negli spogliatoi. Il fuorigioco millimetrico.

Ho accettato di non credere più in bandiere o idoli, di ridurre lo spazio riservato ai sentimenti. Solo il lato economico è stato motivo di scelta per le nuove promesse.

Ho accettato il cambiamento delle regole, dei materiali, dei giocatori.

Ora, con la nascita della nuova SuperLega, il vaso trabocca. Il calcio diventa per pochi, non più per tutti. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Perché se prima senza soldi rischiavi di perdere, oggi rischi di non giocare neanche. I presidenti dei top club europei hanno iniziato a mangiar bene e non vogliono più lasciare spazio per gli scarti.

Così nasce un torneo esclusivo dove il pallone lo hanno i potenti e possono scegliere chi merita di parteciparvi, un pò come succedeva con i bulletti negli oratori, in età adolescenziale. Un nuovo calcio che vuole favorire lo spettacolo, trasformare la partita in uno show televisivo, favorire l’estetica a discapito dell’etica. La storia, cancellata. La passione, stroncata.

Oggi è il decadentismo del calcio, il gioco da sempre delle classi popolari, che rinuncia ai valori sociali dello sport, al messaggio di meritocrazia, di giustizia, di superamento del limite per raggiungere risultati.

Il Golpe dei ricchi. La morte del calcio.

Fonte: samuelenava.com

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Samuele Nava

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